Noindex e nofollow sono due direttive che controllano aspetti diversi della gestione di un sito su Google: la prima riguarda l’indicizzazione di una pagina, la seconda il trattamento dei link e dei segnali associati ai collegamenti. Confondere le due direttive porta spesso a pagine escluse per errore dai risultati di ricerca o a link qualificati in modo diverso da quello previsto. Capire dove e come applicarle serve a mantenere sotto controllo quali contenuti compaiono su Google e come vengono gestiti i collegamenti interni ed esterni.
Noindex e nofollow: cosa indicano le due direttive
Noindex è un’istruzione che impedisce a una pagina di comparire nei risultati di ricerca, mentre nofollow è una regola che può essere applicata ai link o, tramite meta tag robots, a tutti i collegamenti presenti in una pagina. La prima agisce sull’indicizzazione della risorsa, la seconda indica a Google come trattare i collegamenti interessati.
Noindex e controllo dell’indicizzazione
Una pagina con regola noindex può essere scansionata normalmente da Googlebot, ma non viene inserita nell’indice e quindi non compare tra i risultati di ricerca, nemmeno per query di brand o per ricerche esatte del titolo. Questo la rende diversa da una pagina bloccata tramite robots.txt, dove Googlebot non può eseguire la scansione della risorsa interessata.
Le pagine con noindex restano raggiungibili dagli utenti tramite link diretto o navigazione interna, ma non generano traffico organico dalla Ricerca Google mentre la direttiva viene rispettata. Vengono usate tipicamente per pagine di ringraziamento, filtri interni, aree riservate o contenuti duplicati che non devono competere in SERP con la versione principale.
Nofollow e gestione dei link
Nofollow interviene sulla qualificazione dei link e sul modo in cui Google può considerarli nei propri sistemi. Google tratta nofollow come suggerimento per decidere quali link considerare o escludere nella Ricerca. Un link nofollow continua a essere visibile e cliccabile dagli utenti e non costituisce un blocco assoluto alla scoperta della pagina collegata.
L’uso più comune riguarda collegamenti verso risorse che non si intende avallare. Per pubblicità e posizionamenti a pagamento Google preferisce sponsored, mentre per i collegamenti inseriti dagli utenti raccomanda ugc. Una pagina collegata tramite nofollow può comunque essere scoperta e sottoposta a scansione attraverso altri link, sitemap o altri percorsi.
Differenza tra noindex e nofollow
La differenza principale riguarda l’oggetto su cui agisce ciascuna direttiva: noindex riguarda una pagina o una risorsa e stabilisce che non debba comparire nei risultati di ricerca, mentre nofollow qualifica il trattamento dei collegamenti presenti nella pagina o di un singolo link.
Un altro punto di distinzione riguarda la scansione. Una pagina con noindex deve poter essere scansionata affinché Google rilevi la direttiva. Un link nofollow, invece, viene generalmente trattato come collegamento che Google non dovrebbe seguire da quella pagina, senza impedire che la URL di destinazione venga scoperta attraverso altri percorsi.
Durante un controllo tecnico capita di trovare siti che applicano nofollow pensando di impedire la scansione di una sezione. Per limitare la scansione di URL interne si interviene sulle regole di robots.txt; se invece l’obiettivo è impedire l’accesso alla risorsa, occorre utilizzare sistemi di autenticazione o altre misure di controllo dell’accesso.
Nofollow a livello di pagina e rel=”nofollow” sul singolo link
Nofollow può essere applicato in due modi distinti: come valore del meta tag robots che riguarda i link presenti in una pagina, oppure come attributo rel su un singolo tag a, limitando l’indicazione a quel collegamento specifico.
Meta robots nofollow
Quando il meta robots nofollow include il valore nofollow, la regola riguarda i link presenti nella pagina, indipendentemente dal loro numero o dalla loro destinazione. Questo approccio viene usato raramente su pagine con contenuti editoriali perché estende la stessa indicazione a tutti i collegamenti presenti nella pagina.
La combinazione index, nofollow permette alla pagina di restare idonea all’indicizzazione mentre indica a Google di non seguire i link presenti al suo interno. Nofollow viene comunque trattato come un hint nei sistemi della Ricerca e non va interpretato come un meccanismo matematico di azzeramento del PageRank.
Attributo rel=”nofollow” nel tag a
Applicare rel=”nofollow” direttamente su un singolo tag a permette di qualificare un collegamento specifico senza estendere la stessa indicazione agli altri link presenti nella pagina. Per i link a pagamento Google indica come valore preferenziale sponsored, mentre nofollow resta accettabile in questi casi.
Accanto a nofollow, Google riconosce anche gli attributi sponsored e ugc, pensati per qualificare la natura del link, distinguendo tra collegamenti derivanti da pubblicità o compensi e collegamenti inseriti dagli utenti.
Cosa succede con noindex nofollow sulla stessa pagina
Quando una pagina utilizza contemporaneamente noindex e nofollow nel meta tag robots, Google riceve due indicazioni distinte: non mostrare la pagina nei risultati di ricerca e non seguire i link presenti nella pagina. La combinazione equivale anche al valore robots none.
Questa configurazione può essere applicata a risorse che non devono comparire nella Ricerca e i cui collegamenti non devono essere utilizzati come percorso di scansione da quella pagina. In un audit capita di trovare noindex, nofollow su pagine dimenticate dopo un cambio di piattaforma o su sezioni che non hanno più una funzione nel percorso organico del sito.
Noindex, nofollow non impedisce tecnicamente a Google di conoscere le URL collegate attraverso altre fonti. Una pagina di destinazione può essere scoperta tramite altri link, sitemap o segnali esterni anche quando il collegamento presente sulla pagina analizzata è qualificato con nofollow.
Combinazioni di index, noindex, follow e nofollow
Le direttive possono essere combinate in diverse configurazioni, ciascuna con un effetto specifico sull’indicizzazione e sul trattamento dei collegamenti. Index e follow rappresentano i comportamenti predefiniti e non devono essere dichiarati esplicitamente. La tabella seguente riassume le combinazioni più comuni.
| Combinazione | Effetto sull’indicizzazione | Trattamento dei link della pagina |
|---|---|---|
| index, follow | La pagina può essere indicizzata e comparire nei risultati di ricerca | Non vengono applicate restrizioni robots ai link |
| index, nofollow | La pagina può essere indicizzata e comparire nei risultati di ricerca | Google riceve l’indicazione di non seguire i link presenti nella pagina |
| noindex, follow | La pagina non deve comparire nei risultati di ricerca | Non viene specificata una restrizione nofollow sui link, ma una pagina mantenuta fuori dall’indice non dovrebbe essere usata come elemento stabile dell’architettura di linking interno |
| noindex, nofollow | La pagina non deve comparire nei risultati di ricerca | Google riceve anche l’indicazione di non seguire i link presenti nella pagina |
La configurazione noindex senza nofollow può comparire quando una pagina deve essere esclusa dai risultati ma contiene collegamenti che non si intende qualificare con nofollow. Non è però opportuno basare la distribuzione dei segnali interni su pagine destinate a rimanere fuori dall’indice: i collegamenti importanti dovrebbero essere raggiungibili anche da URL indicizzabili e integrate nell’architettura del sito.
Quando usare noindex e quando usare nofollow
Escludere una pagina dai risultati di ricerca richiede noindex, mentre la qualificazione di un collegamento può richiedere nofollow, sponsored o ugc a seconda della natura del link.
Quando utilizzare noindex
Noindex è indicato quando una pagina esiste per motivi funzionali ma non deve competere per parole chiave né generare traffico organico. Prima di applicarlo conviene verificare alcuni punti:
- la pagina non riceve traffico organico rilevante da query informative o commerciali;
- il contenuto duplica, in tutto o in parte, un’altra pagina già indicizzata;
- la pagina serve a un passaggio del funnel, come conferma d’ordine o ringraziamento;
- non esistono backlink esterni di valore che puntano a quella URL.
Se una pagina riceve backlink esterni rilevanti, prima di applicare noindex conviene valutare quale URL debba raccogliere il valore SEO associato a quei collegamenti. In base al caso possono essere più adatti un redirect, un consolidamento dei contenuti o il mantenimento della pagina indicizzabile.
Quando utilizzare nofollow, sponsored e ugc
Nofollow, sponsored e ugc qualificano collegamenti con caratteristiche differenti. Sponsored va usato per link pubblicitari, affiliazioni e collaborazioni a pagamento, mentre ugc è pensato per link inseriti da utenti in commenti, forum o recensioni. Nofollow resta disponibile quando gli altri valori non descrivono il rapporto con la pagina collegata e si preferisce che Google non associ il sito a quella risorsa o non la scansioni attraverso quel collegamento.
Un caso frequente riguarda le sezioni commenti dei blog aziendali, dove i link inseriti dagli utenti possono essere qualificati come ugc. Per collaboratori affidabili Google consente anche di rimuovere questa qualificazione quando il sito decide di trattare quei collegamenti come normali link editoriali.
Come implementare noindex e nofollow
Le direttive a livello di pagina possono essere applicate tramite meta tag nel codice HTML oppure tramite intestazione HTTP, con differenze legate al tipo di risorsa da gestire.
Meta tag robots nel codice HTML
Il metodo più diffuso consiste nell’inserire un meta tag robots nella sezione head della pagina HTML, con valori come noindex, nofollow o le loro combinazioni. La pagina deve essere accessibile a Googlebot perché le regole robots presenti nel codice possano essere rilevate.
Un errore ricorrente consiste nel generare direttive differenti tra versioni o template della stessa risorsa. In presenza di meta tag robots in conflitto, Google applica la combinazione delle regole restrittive rilevate per lo stesso crawler.
X-Robots-Tag nelle intestazioni HTTP
Per risorse non HTML, come PDF, immagini o altri documenti, le direttive possono essere applicate tramite intestazione X-Robots-Tag nella risposta HTTP. Questo metodo consente di applicare regole robots anche a risorse che non dispongono di una sezione head HTML.
La configurazione lato server richiede accesso alle regole del web server, del CDN o dell’applicazione che genera la risposta HTTP, quindi in molti progetti viene gestita direttamente dal team tecnico.
Noindex e robots.txt: differenza tra indicizzazione e scansione
Robots.txt e noindex intervengono su due aspetti diversi: il primo controlla l’accesso del crawler alle risorse, il secondo impedisce che una risorsa venga mostrata nei risultati di ricerca. Un file robots.txt con Disallow impedisce a Googlebot di eseguire la scansione delle risorse interessate, ma non garantisce che quelle URL restino fuori dall’indice se Google ne conosce l’esistenza attraverso altri segnali.
Una pagina bloccata da robots.txt può comparire nei risultati di ricerca come URL senza uno snippet basato sul contenuto, perché Google può conoscere l’esistenza della risorsa senza poterla scansionare. Noindex richiede invece che Googlebot possa accedere alla pagina o alla risorsa per rilevare la direttiva.
Errori da evitare con noindex e nofollow
Alcuni errori ricorrono con frequenza nei siti aziendali e nei progetti e-commerce, spesso a causa di configurazioni ereditate da template, plugin o migrazioni di piattaforma non verificate a fondo.
- applicare noindex a intere categorie di prodotto senza aver valutato quali URL generano traffico organico;
- lasciare noindex attivo dopo il lancio di un sito, dimenticando di rimuoverlo dall’ambiente destinato alla pubblicazione;
- applicare nofollow indiscriminatamente ai link interni;
- qualificare in modo errato link pubblicitari o contenuti generati dagli utenti.
Bloccare con robots.txt una pagina con noindex
Uno degli errori più critici consiste nel bloccare tramite robots.txt una pagina che contiene anche la direttiva noindex nel meta tag.
Se Googlebot non può scansionare la pagina a causa del blocco in robots.txt, non può leggere le direttive robots associate alla risorsa. In questi casi Google può conoscere e mostrare la URL nei risultati senza aver potuto elaborare il noindex presente nella pagina.
Se l’obiettivo è mantenere una pagina fuori dai risultati tramite noindex, la risorsa deve restare accessibile al crawler affinché Google possa rilevare e applicare la direttiva. Bloccarla con robots.txt impedisce questo controllo.
Come verificare noindex e nofollow
La verifica delle direttive applicate a una pagina richiede il controllo del codice sorgente o delle intestazioni HTTP, insieme al riscontro degli strumenti disponibili per analizzare la versione conosciuta da Google.
In un controllo interno abbiamo sincronizzato le API di Google Search Console con Screaming Frog per individuare più rapidamente le pagine che Google aveva deindicizzato. Le URL rilevate sono state raccolte in un foglio di lavoro e associate a una priorità di intervento, così da distinguere le esclusioni da verificare per prime da quelle meno urgenti. Questo metodo permette di passare dal controllo della singola URL a una revisione dell’indicizzazione su scala più ampia, mantenendo ordinati i casi che richiedono un approfondimento.
Controllare il noindex in Google Search Console
Lo strumento di Controllo URL di Search Console permette di verificare le informazioni disponibili sulla versione indicizzata di una pagina e di controllare se Google rileva una direttiva noindex.
In una verifica effettuata su un articolo pubblicato su un portale editoriale esterno, una prima segnalazione aveva fatto pensare alla presenza di un meta robots noindex. Il publisher, controllando la pagina, non rilevava però quel tag e l’articolo risultava già visibile su Google; il confronto è stato completato anche tramite Search Console. Incrociare codice della pagina, presenza nei risultati e dati di Search Console ha permesso di escludere il problema inizialmente ipotizzato. Il caso mostra quanto sia rischioso intervenire sulla base di una sola verifica tecnica senza confrontare più segnali.
Durante un controllo con questo strumento può emergere una pagina ancora indicizzata dopo l’inserimento di noindex perché Google non ha ancora eseguito una nuova scansione. In questi casi la richiesta di indicizzazione può sollecitare una nuova scansione, senza garantire tempi o aggiornamenti immediati.
Priorità di intervento su noindex e nofollow
Di fronte a un sito con configurazioni incerte su queste direttive, conviene partire da un controllo delle pagine indicizzate rispetto alle URL che dovrebbero comparire in Ricerca, individuando eventuali discrepanze. Il passo successivo riguarda la verifica dei link interni e dei relativi attributi, per capire se nofollow è stato applicato in modo mirato o esteso per errore a intere sezioni del sito.
Dopo questi controlli si possono affrontare casi specifici, come pagine con backlink esterni da consolidare, sezioni duplicate da gestire o link sponsorizzati da qualificare. Un controllo tecnico delle direttive riduce il rischio di escludere per errore contenuti destinati alla Ricerca e di alterare il percorso di scansione dei collegamenti interni. Se vuoi verificare la configurazione del tuo sito o approfondire eventuali anomalie, puoi richiederci una consulenza SEO.


