Quante volte abbiamo sentito parlare di Big Data? Al contrario di quello che si può dedurre dalla traduzione di questa locuzione (“grandi dati”), si tratta in realtà della capacità di estrapolare, analizzare e mettere in relazione l’enorme quantità di dati e informazioni prodotti, che quotidianamente cresce a dismisura.

E ognuno di noi è un produttore seriale di dati: basti pensare a quanto utilizziamo un computer, uno smartphone, un tablet o un qualsiasi dispositivo connesso a Internet. Se siamo iscritti a un sito web, se pubblichiamo post su un social network o utilizziamo un’app, ecco che stiamo creando dati. E proviamo a moltiplicarli per il numero di persone e aziende che si servono delle tecnologie attuali. Il risultato è inimmaginabile.

A cosa servono e perché sono così importanti?

I Big Data sono una vera risorsa: una volta immagazzinati, estratti e puliti, vengono messi in relazione fra loro per scoprire i legami tra fenomeni diversi – sempre grazie alle tecnologie in continua evoluzione, tra cui gli algoritmi che vengono costantemente creati e che sono in grado di calcolare rapidamente tante variabili – e prevedere quelli futuri. L’intelligenza artificiale, per esempio, impara dal passato per capire come andrà il futuro basandosi proprio sulla mole di dati in suo possesso. No, la “vecchia” sfera di cristallo non esiste!

Sicuramente sono anche un ottimo strumento di marketing che permette alle aziende di individuare, definire e raggiungere un proprio target di riferimento. Se analizzate in un certo modo, tutte le informazioni immagazzinate aiutano a capire cosa cerchi il potenziale cliente per potergli offrire un’esperienza sempre più mirata e personalizzata. A tutti è capitato di ricevere suggerimenti di prodotti “misteriosamente” adatti ai nostri desideri o interessi.

Nel settore del commercio esistono degli algoritmi in grado di “predire” se una potenziale cliente è incinta, tracciando gli acquisti effettuati, le ricerche sul web eccetera; quindi, individuato il suo stato, le vengono sottoposte, per esempio, offerte speciali sui prodotti legati al suo stato.

E l’interpretazione di tutte le informazioni raccolte è in grado anche di fornire dei suggerimenti per verificare ipotesi empiriche su fenomeni di interesse, migliorare l’efficienza operativa, individuare nuovi mercati in cui investire, sviluppare campagne di marketing eccetera.

Questa è l’applicazione più evidente dell’analisi di dati. Ma la risorsa dei Big Data si estende praticamente a qualsiasi settore, dalla medicina, all’automotive, sempre che i dati vengano condivisi. Sì, perché la diffidenza mostrata da aziende, centri di ricerca e medici – nonostante le normative esistenti riguardo alla protezione degli stessi dati – è ancora grande sulla condivisione di quelle informazioni su cui i Big Data potrebbero lavorare. E in questo ambito lo spreco di dati utili potrebbe impedire o comunque rallentare lo sviluppo di una cura.

Una curiosità: Big Data e intelligenza artificiale sono arrivati nello spazio. La NASA, utilizzandoli, ha potuto individuare un sistema sosia a quello solare, che noi umani non eravamo riusciti a vedere.

Il futuro, insomma, non sarà più un segreto e con un po’ di attenzione e di analisi di Big Data potrebbe anche essere più roseo.